La divina commedia, 1. kötet

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Tipografia Liturgica di S. Giovanni, 1894
 

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74. oldal - L'ardua sua materia terminando, Con atto e voce di spedito duce s: Ricominciò: Noi semo usciti fuore Del maggior corpo al ciel, ch'è pura luce; Luce intellettual piena d'amore, *> Amor di vero ben pien di letizia, Letizia che trascende ogni dolzore.
417. oldal - Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre, Non la tua conversion, ma quella dote Che da te prese il primo ricco patre!
325. oldal - Ma quello ingrato popolo maligno, Che discese di Fiesole ab antico ; E tiene ancor del monte e del macigno, Ti si farà, per tuo ben far, nimico : Ed è ragion : chè tra gli lazzi sorbi Si disconvien fruttare al dolce fico. Vecchia fama nel mondo li chiama orbi ; Gente avara, invidiosa, e superba : Da' lor costumi fa che tu ti forbì.
1. oldal - Nel mezzo del cammin di nostra vita, Mi ritrovai per una selva oscura Che la diritta via era smarrita.
572. oldal - Quando un' altra, che dietro a lei venia, Ne fece volger gli occhi alla sua cima, Per un confuso suon che fuor n
33. oldal - U' siede il successor del maggior Piero. Per quest'andata, onde gli dai tu vanto, Intese cose che furon cagione Di sua vittoria e del papale ammanto. Andovvi poi lo Vas d' elezione, Per recarne conforto a quella fede, di' è principio alla via di salvazione.
93. oldal - Poi che innalzai un poco più le ciglia, Vidi il Maestro di color che sanno, Seder tra filosofica famiglia. Tutti lo miran, tutti onor gli fanno. Quivi vid' io Socrate e PIatone, Che innanzi agli altri più presso gli stanno.
289. oldal - Vid' io Fiorenza in si fatto riposo, Che non avea cagione onde piangesse. Con queste genti vid' io glorioso, E giusto il popol suo tanto, che il giglio Non era ad asta mai posto a ritroso, Né per division fatto vermiglio.
697. oldal - tu vuoi ch' io rinnovelli 'Disperato dolor che '1 cuor mi preme " Già pur pensando pria ch' io ne favelli. '' Ma se le mie parole esser den seme '' Che frutti infamia al traditor ch' io rodo, " Parlare e lagrimar vedrai insieme. '' Io non so chi tu sie, nè per che modo * Venuto se' quaggiù ; ma Fiorentino ''Mi sembri veramente quand' io t
348. oldal - O se del tutto se n' è gito fuora? Che Guglielmo Borsiere, il qual si duole ' Con noi per poco, e va là coi compagni, Assai ne crucia con le sue parole. La gente nuova ei subiti guadagni Orgoglio e dismisura han generata, Fiorenza, in te; sì che tu già ten piagni.

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